XXI San Saba - ROMACITTAETERNA

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Roma Medievale > I Rioni

RIONE XXI  San Saba

Origine Araldica
D' azurro al crescente lunare d'argento in capo e l'arco di Diana d'oro in punta (allusivo a Diana particolarmente venerata sull'aventino)

Dalle origini ad oggi
rione xxi, S. Saba, è stato istituito, come il recedente xx, Testaccio, il 9 dicembre 1921 llorquando il più vasto e contiguo rione Ripa :nne privato con delibera comunale di una arte di territorio. II rione viene così ad essere Dmpreso dal lungo tratto delle mura aureliane, dalla via di Porta S. Sebastiano, dal viale elle Terme di Caracalla, il viale Aventino e il iale della Piramide Cestia. 'odierno viale della Piramide Cestia ricalca il percorso dell'antico vicus Portae Raudusculaae, che usciva dalla omonima porta che si priva nella cinta «serviana» e poi dalle suc-:ssive mura aureliane alla porta Ostiensis. Un acciaio antico è seguito anche dalla via di S. aba che sale verso l'altura detta del «Piccolo .ventino» dove era situata la caserma della iv oorte dei Vigili, resti della quale sono stati in-ividuati sotto la chiesa di S. Saba. Jtre testimonianze antiche in questo rione le ossiamo vedere sotto la chiesa di S. Balbina, ppartenenti ad un edificio privato: l'abitazione di Lucio Fabio Cilone, che fu prefetto nel 33 d.C. e console l'anno successivo, e il gran-s complesso delle terme di Caracalla. 'alla porta Capena, che si apriva nelle mura jsiddette serviane, usciva poi la via Appia, ri-dcata in gran parte dalla via delle Terme di aracalla e dalla successiva via della Porta di , Sebastiano e affiancata da sepolcreti ora jnservati sul lato della strada, incluso nel rio-s Celio. Oltre alla porta Capena, nei pressi alla quale era il sepolcro di Orazia uccisa dal atello, era situata, nell'area del rione S. Saba, iche la porta Raudusculana, orientata verso

la odierna piazza Albania ed infine la porta Nevia, che si apriva nel tratto delle mura dove è ora largo Fioritto. Prima della costruzione delle grandi terme erano in quella zona, oltre ad edifici privati, anche un vasto bacino detto «Piscina Publica» che in età augustea, quando la città fu suddivisa in regioni, dette il nome alla regio XII: Piscina Publica, appunto, nella quale venne incluso il «Piccolo Aventino». È solo infatti in questo periodo che i due colli dell'Aventino furono distinti, andando il primo a formare la regio XIII Aventinus e il secondo la regio XII Piscina Publica. In età precedente il termine veniva usato indistintamente per designare i due colli, a volte usato al plurale e a volte al singolare, mentre con il termine Remuria (nome dato oggi ad una piazza del rione) si soleva indicare la zona, nei pressi dell'attuale chiesa di S. Balbina, dove Remo avrebbe visto i famosi avvoltoi, in un numero però non sufficiente da consentirgli la fondazione della città. È ancora sul «Piccolo Aventino» che la tradizione vuole sia avvenuta l'uccisione di Remo. Antiche divinità erano venerate in questa zona, dalla Bona Dea Subsaxana, che aveva il luogo di venerazione nei pressi dell'attuale sede della FAO, al dio Redi-culus nelle vicinanze della porta Capena, dove secondo la tradizione Annibale si sarebbe fermato, e ai due templi di Honos e di Vir tus situati anch'essi nelle immediate vicinanze della porta Capena, della quale Giovenale ricorda ancora le antiche arcate stillanti acqua. In questa regio non erano molte le abitazioni private, ricordiamo, fra queste, presso la porta Nevia, la casa del poeta latino Ennio, i giardini di Asi-nio Pollione, ornati della famosa opera di Apollonio e Taurisco, raffigurante il «Supplizio di Dirce», l'abitazione di Cassio Longino, che doveva essere alla sommità del piccolo Aventino e quindi ancora la domus Cornificia, i giardini di Cetonia Fabia e forse l'abitazione del futuro imperatore Adriano, oltre a quelle di cui abbiamo già ricordato le testimonianze emergenti. Ancora sul colle dovevano essere situate le più piccole ma raffinate terme Variane fatte costruire dall'imperatore Eliogabalo agli inizi del ili secolo e delle quali si è rinvenuta testimonianza (un condotto) nei pressi della porta di S. Paolo. Le mura aureliane cinsero una gran parte della regio augustea e in essa vennero aperte ben tre porte in corrispondenza di altrettante strade importanti che uscivano dalla città: la porta Appia (porta S. Sebastiano), la porta Ostiensis e la porta Ardeatina.

Nel corso del IV secolo in alcune delle abitazioni private si formarono ambienti di culto della nuova religione cristiana: il titulus Fa-sciolae che risale ad età antecedente a quella costantiniana, il titulus Tigridae e quello a S. Cesareo. All'antica chiesa di S. Saba sorta su un antico oratorio seguirono nel tempo altre chiese oggi non più esistenti come la chiesa di S. Lorenzo (1115), posta nei pressi dell'antico arco di porta Capena, e le più tarde di S. Salvatore de porta e di S. Biagio de porta. La zona fra le due antiche porte, malsana per situazione del terreno, in gran parte paludoso, rese necessari e frequenti gli interventi massicci per il mantenimento delle chiese che qui sorsero e che erano ormai ridotte ad essere isolate ad ecccezione di alcune vicine ville private, come quella del cardinal Bessarione e, poco più avanti, verso la porta di S. Sebastiano, della villa Appia. A partire dal Cinquecento si individuano in questa zona alcuni notevoli interventi papali, come la costruzione del bastione sulle mura aureliane, commissionato dal papa al Sangallo il Giovane, ulteriori restauri alle chiese e soprattutto si iniziò, per volere di Paolo III, Farnese, lo scavo alle terme di Caracalla, cui seguì il rinvenimento delle grandi opere di scultura che andarono ad abbellire la collezione privata dei Farnese: il «Supplizio di Dirce», la «Flora» e la statua di «Ercole» (ora al Museo nazionale di Napoli). Il rione fu al centro di un progetto di recupero e valorizzazione, soprattutto per l'area archeologica, nella seconda metà dell'Ottocento, presentato da Guido Baccelli, allora ministro della pubblica istruzione, progetto che più volte ridimensionato fu attuato negli ultimi anni dell'Ottocento ed inaugurato il 21 aprile 1917. Intanto sul «Piccolo Aventino» si stava costruendo un gruppo di edifici popolari per conto dell'Istituto case popolari, progettati dal Pirani, caratterizzati dalla cortina in esterno in opera laterizia e dalla limitata altezza. Poche altre abitazioni sono poi state costruite intorno agli anni Cinquanta e Sessanta soprattutto alle falde del colle verso il viale Aventino mentre ben più distaccato è il moderno edificio della FAO di più vaste proporzioni, inaugurato nel 1951 e che non risulta inserito nel complesso di basse abitazioni e l'ufficio postale di circa venti anni prima situato nel tratto in pianura sulla via Marmorata.

 
 
 
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