XX Testaccio - ROMACITTAETERNA

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Roma Medievale > I Rioni

RIONE XX  Testaccio

Origine Araldica
Il nome deriva dal cosidetto"monte" ( mons Testaceus): 35 metri di cocci(testae ,in latino) e detriti vari,accumulatisi nei secoli come residuo dei trasporti che facevano capo al porto di Ripa Grande (Emporium).

Il racconto si snoda a partire dai resti dell'antico porto fluviale, l'Emporium, e delle relative infrastrutture, trasferiti dal Foro Boario nella pianura subaventina, sino ad allora sostanzialmente sgombra, a partire dal principio del II secolo a. C., per far fronte alle accresciute esigenze di Roma a seguito della vittoria nella seconda guerra punica. Tali evidenze sono talvolta ben conservate anche in elevato, come nel caso della controversa Porticus Aemilia, nota anche dalle fonti, cui sono stati attribuiti i resti monumentali riconoscibili lungo le vie Florio, Branca, Rubattino e Vespucci. L'edificio misurava 487 x 60 m: lo spazio era suddiviso in 50 navate, coperte da volte a botte e digradanti verso il Tevere. Il pavimento era in terra battuta e l'alzato in opera incerta di tufo, riferibile, presumibilmente, ad un intervento del 174 a. C., mentre le primitive strutture, che secondo le fonti vennero realizzate dagli edili curuli del 193 a. C., Marco Emilio Lepido e Lucio Emilio Paolo, erano probabilmente in materiale deperibile. Recenti studi, tuttavia, sulla base del confronto con alcuni edifici greci di età ellenistica, hanno ascritto tali resti all'arsenale della città (navaiia), piuttosto che a un'istallazione per l'immagazzinamento, quale appunto la PortccusAemilia, datandoli peraltro alla seconda metà del II secolo a. C.
Ad ogni modo, le evidenze archeologiche individuano immediatamente il carattere dell'area in età romana, testimoniando l'importanza delle installazioni portuali per lo sviluppo urbanistico della piana.
La più significativa e singolare testimonianza del fervore economico dell'area in età romana resta tuttavia il "Testaccio" o "Monte dei Cocci", antica discarica di anfore, che dà il nome anche al rione moderno e ne caratterizza il paesaggio, avendone alterato sostanzialmente l'originario aspetto geomorfologico (Fig. 4). Il monte, alto circa 30 m, è per lo più costituito da anfore provenienti dalla Spagna, e più precisamente dalla regione della Baetica, il cui contenuto era l'olio destinato alle distribuzioni annonarie.
Tali anfore, di datazione compresa tra I e III secolo d. C., venivano svuotate al loro arrivo a Roma e smaltite in maniera sistematica, attraverso la riduzione in cocci e l'accatastamento per piattaforme a gradoni, che nel tempo hanno costituito l'odierna altura artificiale (Fig.5).
La musealizzazione del Monte, oggi di fatto isolato dal contesto rionale e cittadino, costituirà l'occasione per comprendere l'importanza e il volume dei traffici portuali che interessarono l'Emporium. L'area del Testaccio venne inglobata all'interno delle Mura Aureliane, realizzate tra il 271 e il 279 d.C. (Fig. 6 e Fig. 7). Nel circuito di esse, presso la Porta Ostiensis, venne anche inserita la Piramide di C. Cestius, monumento funebre di età augustea.
La creazione delle Mura Aureliane comportò cambiamenti rilevanti nelle relazioni tra l'abitato, il Tevere e il porto, come suggerisce anche il fatto che la costruzione di esse coincise grosso modo con la fine degli scarichi sul Monte Testaccio: i collegamenti tra le attrezzature fluviali e i magazzini furono interrotti, ma, al tempo stesso, la pianura subaventina venne in qualche modo ad essere protetta dai caratteri più distruttivi degli eventi alluvionali.
Le Mura Aureliane, che determinarono l'inclusione del territorio del Testaccio nella città antica e che rimasero un segno forte nel paesaggio, potranno contribuire ad illustrare, nel percorso, il concetto di spazio urbano che caratterizzò il quartiere in epoca romana e poi, nuovamente, in età contemporanea.
Nei secoli del Medioevo, invece, la pianura subaventina, dopo l'abbandono delle strutture portuali e commerciali in epoca tardo-antica, si andò connotando come un'area suburbana: il territorio venne destinato all'impianto di orti e vigne, che obliterarono i resti delle strutture romane. Numerosi sono i documenti che citano l'area, facendo riferimento ad essa come ad una zona rurale. In particolare, la prima attestazione nota del nome di Testaccio, altrimenti sconosciuto alle fonti antiche, risale allVIII secolo ed è contenuta in un'epigrafe conservata nel portico di Santa Maria in Cosmedin, da cui dipendeva l'amministrazione ecclesiastica della pianura subaventina: si tratta appunto di una donazione di vigne alla diaconia (Fig. 8).

Nei secoli del Basso Medioevo, il Testaccio era una zona suburbana, particolarmente nota perché vi si celebravano i giochi del Carnevale, tradizione che perdurò fino al XV secolo quando il papa Paolo II ne decise lo spostamento al Corso. Durante la Settimana Santa, inoltre, sfruttando le opportunità scenografiche offerte dal paesaggio, si svolgevano nell'area le Sacre Rappresentazioni, in cui il Monte dei Cocci fungeva da Calvario: tappa del percorso processionale era, tra le altre, il fornice sito su via Marmorata, ai piedi del Monte Aventino, oggi noto come Arco di S. Lazzaro, poiché, secondo le fonti, vi sorgevano un lazzaretto ed una cappellina (Fig.9). A partire dal XVII secolo, poi, vennero ricavate alla base del Monte dei Cocci le "grotte", depositi di vino, che sfruttavano il microclima creato dalla circolazione dell'aria all'interno della struttura costituita da frammenti anforacei: esse si collegavano alla presenza intensiva di vigne, che caratterizzavano il paesaggio in epoca moderna, come testimonia la cartografia storica (Fig. 10).
La prima attestazione delle "grotte" risale al 1667, mentre l'ultima concessione pertinente ad esse risale al 1685. La presenza delle cantine e dei "prati del popolo romano" fece dell'area un luogo di diporto e di scampagnate, la cui tradizione durò sino al 1870.
Oggi le "grotte" sono relativamente fruibili, in quanto per lo più destinate ad ospitare locali pubblici, in alcuni dei quali sono visibili le pareti interamente costituite da frammenti di anfore: esse possono pertanto suggerire il cambiamento paesaggistico e funzionale che il rione conobbe in epoca medievale e moderna (Fig. 11). Dal XVIII secolo, inoltre, una parte della piana destinata ad uso pubblico, i cosiddetti "prati del popolo romano, forse menzionati già in una bolla papale del 1217, venne destinata ad accogliere le spoglie delle persone di religione protestante: sorse così il Cimitero Acattolico di Roma, noto al principio con il nome di "Cimitero degli Inglesi".
Il cimitero nacque nel Settecento, forse per la presenza a Roma dal 1717 di Giacomo III Stuart e della sua corte, da una particolare dialettica tra discriminazione e privilegio, per cui se l'eretico, per il quale era vietata la sepoltura in chiesa, andava confinato in una zona marginale e rurale, la dignità dei defunti rendeva tuttavia disdicevole anche l'inumazione con le meretrici, i suicidi e coloro che genericamente avevano rifiutato i sacramenti, di solito seppelliti presso il Muro Torto. Dal punto di vista paesaggistico, il luogo si configurava come un parco, che in parte conservava l'originario carattere dei "prati del popolo romano" e in parte ricordava il cimitero-giardino in uso dalla metà del XVIII secolo nell'Europa protestante (Figg. 12, 13, 14).
Il cimitero, già ben segnalato nella letteratura turistica e frequentato da numerosi visitatori, potrà dunque esprimere appieno, in quanto luogo destinato al confinamento del diverso, il carattere di marginalità che il territorio del Testaccio ebbe rispetto alla compagine urbana in età moderna.


Il nuovo ruolo di capitale d'Italia innescò a Roma un intenso processo di cambiamento del tessuto cittadino, che investì la pianura del Testaccio. L'area venne infatti identificata come zona destinata ad ospitare gli stabilimenti industriali e le abitazioni operaie, recuperandone in parte l'antica funzione economica, ma determinandone l'isolamento rispetto ai quartieri destinati all'edilizia residenziale.
Questa scelta venne fatta in virtù della fisionomia del Testaccio, non particolarmente soggetto ad alluvioni, come dimostra il fatto che la piana subaventina non risulti inserita nelle moderne mappature delle inondazioni del Tevere, e privilegiato negli scambi commerciali, per la posizione rispetto al fiume, navigabile fino a quel tratto, e alla linea ferroviaria Roma- Civitavecchia.
Il progetto fu attuato interamente solamente con riguardo alle strutture del nuovo Mattatoio e del Campo Boario, che vennero realizzate in tre anni, al termine dei quali, nel 1891, fu inaugurato un impianto moderno e funzionale, mentre gli alloggi e le infrastrutture (rete idrica, elettrica, fognaria, etc.) rimasero carenti determinando condizioni di vita precarie e inadeguate. Sin dal principio, tuttavia, notevole fu l'attivismo delle istituzioni assistenziali laiche ed ecclesiastiche nell'area.
Il regime fascista contribuì in parte all'espansione edilizia, come ancora oggi testimoniano le architetture di alcuni edifici del quartiere, alloggi ed infrastrutture. Nel 1929 venne inaugurata tra via Marmorata e via Galvani, la caserma dei Vigili del Fuoco  e, nel 1935, ai limiti del quartiere, l'edificio delle Poste degli architetti A. Libera e M. De Renzi , mentre ulteriori fabbricati a destinazione abitativa furono realizzati tra il 1929 e il 1930 su progetto dell'ingegner I. Sabbatini.
In particolare, alcuni notevoli edifici su via Marmorata e via Vanvitelli testimoniano il graduale inserimento nel quartiere dei ceti medi impiegatizi e la progressiva perdita del carattere operaio originario.
Il territorio del Testaccio, con Roma capitale, venne dunque ad essere restituito alla città costruita, dopo secoli di ruralizzazione. Nei pressi del Cimitero Acattolico, fra le pendici del Testaccio e le Mura Aureliane, forse proprio in virtù della presenza dell'antico luogo di sepoltura per gli stranieri, sorse, tuttavia, il Cimitero di guerra del Commonwealth, destinato ai militari caduti in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale.
Oggi il quartiere ha gradualmente trasformato il suo tessuto, accogliendo e metabolizzando realtà diverse nel fermento culturale degli ultimi decenni, testimoniato dalla presenza di associazioni e istituzioni culturali di primaria importanza, come il Museo di Arte Contemporanea di Roma (MACRO) e l'Istituto Europeo di Design (IED). Recentemente si è venuto inoltre connotando come uno dei centri della movida romana.
L'ex-Mattatoio, gli edifici ex-IACP (Istituto Autonomo Case Popolari), la chiesa di Santa Maria Liberatrice e l'Oratorio Salesiano potranno pertanto testimoniare la realizzazione del moderno quartiere Testaccio tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, evidenziando non solo le scelte architettoniche ed urbanistiche, ma anche le strutture sociali ed economiche che ne hanno caratterizzato la nascita ed i conflitti che l'hanno accompagnata, mentre gli edifici in Via Vanvitelli e in Via Marmorata, il giardino Di Consiglio, dedicato ai martiri testaccini delle Fosse Ardeatine, il campo dell'A.S. Roma, le sedi delle istituzioni culturali potranno illustrare le modificazioni che hanno caratterizzato il quartiere nell'ultimo secolo, nonché i nuovi orientamenti culturali di esso.


 
 
 
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