XII Ripa - ROMACITTAETERNA

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Roma Medievale > I Rioni

RIONE  XII Ripa

Origine Araldica

L'attuale rione Ripa nasce da una delibera comunale del 1921, con la" perdita " di San Saba e Testaccio. Nel Medioevo era chiamato " Regio Ripe et Marmorate": il secondo nome era dovuto al fatto che nel piccolo porto, in epoca imperiale, arrivavano a Roma dall' Oriente blocchi grezzi di marmo (" marmora"), che poi erano stipati in un deposito detto "Emporium". Lo stemma è un timone di nave, in riferimento all'antico porto.

Nel 1921, a causa di una delibera che riordina¬va la ripartizione rionale romana, il rione Ripa perdeva due ampie zone a sud-est. Queste davano vita a due nuovi rioni: Testaccio, xx e S. Saba, xxi. Era dal 1743 che non avvenivano nella divisione topografica e amministrativa di Roma tanti cambiamenti, cioè dal tempo di papa Benedetto xiv. Km 4,600 di perimetro, mq. 848,516 di superficie, il rione Ripa, XII, ha questi confini: piazza della Consolazione, via dei Fienili, via di S. Teodoro, via dei Cerchi, piazza di Porta Capena, viale Aventino, piazza Albania, largo Manlio Gelsomini, via Marmorata, piazza dell'Emporio, ponte Sublicio, Isola Tiberina, ponte Fabricio, piazza di Monte Savello, via del Foro Olitorio e vico Iugario.
Lo stemma del rione è una ruota di timone bianca in campo rosso e ciò perché sia chiaro il riferimento che Ripa sta per riva di fiume e cioè scalo fluviale, in ultima analisi, porto sul Tevere e più esattamente l'antico porto Tiberi-no sulla sponda sinistra e, anche se di altro rione, il maggior porto di Ripa Grande sulla sponda destra.
Molte sono le zone ricche di storia del rione Ripa, quali il Velabro, il foro Boario, il Circo Massimo, l'Aventino o Grande Aventino e l'Isola Tiberina. Per questo molte sono le memorie archeologiche presenti nel rione come quelle delle età successive, sia medievali che moderne e le vie, spesso, mantengono la memoria di tante tradizioni antiche. Si pensi, per esempio, a via dei Cerchi che fa da confine con il rione Campitelli e che il suo nome ricorda il Circo Massimo ridotto, nel tempo, a rudere tanto che i suoi gradini erano detti gli «scivolenti». Il Circo divenne poi cerchio ed infine cerchi che altro non erano, forse, se non gli arconi degli antichi ruderi. Eppure a via dei Cerchi s'aggiunse una storia moderna, affollata di vittime e di martiri, come quella antica: Monti e Tognetti, furono decapitati ai Cerchi, dopo il loro fallito attentato alla caserma degli zuavi pontifici in Prati.

Il rione, nella sua passeggiata prospiciente il Circo Massimo, oppure a S. Maria in Cosmedin, ci ricorda l'allegra sequenza del film «Va¬canze Romane» con Audrey Hepburn e Gregory Peck. Grazie a questo film la Bocca della Verità, già tanto famosa, è stata conosciuta da tantissimi che, pur desiderando visitare Roma, magari non sono mai riusciti a venirvi. Ancora il Circo Massimo si è mostrato, ai nostri occhi, fantasticamente ricostruito e stipato di folla esultante, nel film «Ben Hur», nella or¬mai famosa sequenza della corsa delle bighe per la quale tutti abbiamo fatto il tifo nelle sale cinematografiche.
Il Velabro, l'approdo sul Tevere, e l'Aventino so¬no i luoghi delle leggende romane delle origini. Qui si mossero gli eroi del mito e qui i mercanti di ogni tempo facevano import ed export delle loro merci. Da qui si imbarcò Attilio Regolo per la sua ultima onorevole missione. Qui sbarcò S. Agostino in cerca della salvezza spirituale. Qui si imbarcarono i Goti carichi di bottino. Qui i bizantini devoti alle immagini trovarono rifugio. Qui i papi e gli imperatori tedeschi giocarono il primo tempo della loro sfida decisiva per i rapporti tra la Chiesa e lo Stato. Qui i grandi Santi (S. Domenico, S. Alessio e lo stesso S. Francesco d'Assisi) si isolarono a pregare. Qui gli ebrei seppellirono i propri morti. Qui i Templari e poi i Cavalieri di Malta fissarono la loro residenza romana e qui gli archeologi van¬no ancora in cerca delle tracce della Roma più antica. Qui abitò il più illustre maestro di ro¬manistica, Ceccarius.

Qui si aprono le rose. Qui Muñoz tentò di ri il medioevo perduto, qui Mussolini aprì le grandi vie che avrebbero dovuto congiungere Roma al mare.
Sull'Aventino fu sacrificata la vacca dei Sabini e Remo contò i fatati avvoltoi. L'Isola Tiberina vuole somigliare alla nave di pietra nata dal grano mentre il Tevere qui si ve scavalcato dai primi ponti. Ercole ebbe in questa zona il suo culto popolare allora, come lo è oggi quello di S. Giuseppe al Trionfale. Intanto, sull'Aventino le donne romane davano vita ad esclusivi riti orgiastici presso il tempio della Bona dea e in fondo il primo turista di Roma, appena sbarcato nella zona del futuro porto tiberino, fu Enea e il primo cicerone fu Evandro che accompagnò l'eroe troiano in una vera e propria visita guidata nei destini della futura città.
Ripa, zona del porto, zona di costumi corrotti, di bettole e di prostitute, ma anche percorso dei trionfi militari e delle pompe circensi. Sullo sfondo il panorama di Roma disegnato dalle cupole e Giuseppe Mazzini, corrucciato, ab lo sguardo e non sorride davanti a tanto splendore.
Per via di S. Sabina sotto una pioggia sferzante e tra lampi improvvisi va ancora un domenica avvolto nel nero mantello e incappucciato, potrebbe, in fondo, incontrare un cavaliere di Malta chiuso nella sua armatura e non se ne meraviglierebbe.

Ripa è da sempre luogo della medicina, prima di Esculapio e poi di S. Giovanni di Dio ma da-vanti al «Fatebenefratelli», luogo del dolore e della speranza, s'apre ospitale e spensierata l'o¬steria romana della sora Leila Fabrizi, sorella del grande Aldo, che cucina da par suo pajate e code alla vaccinara.
Sul ponte Quattro Capi, otto teste marmoree di dei, erme o fratelli siamesi di una inseparabile mitologia. Al Circo Massimo, nella torret¬ta solitaria rimane la memoria di Iacopa dei Settesoli mentre, di lato, è la sede della gloriosa società di calcio «Roma», i nuovi lupi giallo- rossi. Roma apre le braccia all'Aventino nella fantasia di Carducci e allora qui a Ripa che iti¬nerario è il nostro se non quello della coscienza e della memoria di Roma?

 
 
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