XI S. Angelo - ROMACITTAETERNA

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Roma Medievale > I Rioni

RIONE XI S. Angelo
Origine Araldica

S. ANGELO (da S.Angelo in foro piscium). Pesce bianco in campo rosso. Nelle rappresentazioni più antiche figura il pesce d'argento in campo rosso posto in banda allusivo alla Pescheria; dal '500 in poi compare l'immagine di S. Michele Arcangelo con o senza un piccolopesce accanto.   

Dalle origini ad oggi
Non certo alla sua estensione il rione Sant'An¬gelo va debitore della sua importanza, bensì al¬la rilevanza storica, ben documentata dai mo-numenti ch'esso racchiude. Anche se il tempo ha collaborato ad allargarne il circuito approfittando delle demolizioni ef¬fettuate negli anni Trenta, per l'isolamento del teatro Marcello, la sua superficie è infatti di appena 137.563 mq. dai 132.484 originari. Nonostante l'esiguità dello spazio, Sant'Ange¬lo è stato però quale ben magro compenso, uno dei più popolati. Nel 1526, un anno prima quindi della famosa invasione dei lanzechinec- chi, ben 3360 «bocche s'accalcavano in soli 605 vani». Ed ancora non era istituito il «ghetto», che esasperò quest'aspetto nel modo che pos¬siamo intuire. Nel 1871, gli abitanti s'erano in¬fatti più che raddoppiati, raggiungendo la cifra di 8.282 persone.
Prima di inoltrarci nelle sue strade e lasciarsi coinvolgere dai suggestivi fantasmi del suo passato, delimitiamone i confini attuali. Fiume Tevere - piazza delle Cinque Scole (già via del Progresso) - via S. Maria del Pianto - via in Pu- blicolis - via dei Falegnami - via S. Elena - lar¬go Arenula - via Florida - via delle Botteghe Oscure - via d'Aracoeli - via Margana - piazza Margana - via del Teatro di Marcello - via del Foro Olitorio - piazza di Monte Savello - ponte Fabricio - fiume Tevere (isola Tiberina esclusa). Ed ecco come gli stessi confini risultavano es¬sere al tempo del famoso riassetto del 1744, at¬tuato dal conte Bernardino Bernardini: «... il rione di Sant'Angelo comincia il suo giro a Ponte Quattro Capi verso il Fiume, presso il portone del Ghetto, dove è affissa la lapide.
Passa innanzi al detto portone e voltando sulla ] man destra, prende la via che conduce a piazza ; Montanara. Qui va direttamente per la via de' J Sugherari per la piazza della Catena. Entra nel , vicolo di Sant'Angelo e passa dietro la Tribuna della chiesa di Sant'Angelo. Rivolge subito a man destra. E in linea retta va per il vicolo di Pescheria, innanzi alla piazza di Campitelli, per il vicolo dei Delfini e innanzi a piazza Mar- gana. Entra di lungo nel vicolo che incontra sulla sinistra, già detto dei Margani. E poi sulla mano manca, voltando, scende per la strada Grande del Campidoglio. Rivolge sulla sinistra e in linea retta per la via delle Botteghe Oscure, passa innanzi la chiesa dei Ss. Salvatore e Sta¬nislao dei Polacchi, e per tutta la strada del-l'Olmo. Quindi volta a man sinistra, e per il vi¬colo di S. Anna, entra a man destra nella via dei Falegnami. Volta poi a mano manca, e va per la strada di S. Maria in Publicolis. Penetra nella via del Pianto e rivolgendo a sini¬stra, va direttamente a piazza Giudea. Volta quivi a mano destra, e per il vicolo de' Cenci giunge al portone del Ghetto verso la Regola ed alla ripa del Tevere. Rivolge a sinistra e per detta Ripa si stende in linea retta fino al ponte Quattro Capi, non incluso in questo rione. Giunto all'affissa lapide, da compimento al suo giro».


Nel regolamento augusteo il territorio del no¬stro rione era prevalentemente incluso nella re-gione del Circo Flaminio. Il ghetto degli ebrei, istituito nel 1555, v'era completamente com¬preso.
Lo stemma consisteva in un angelo in campo rosso, con la spada nella mano destra ed una
bilancia nell'altra. Più che alla giustizia però ci si riferiva al più prosaico taglio e pesatura del pesce.
In antico, come detto, questa zona era domina¬ta, in parte, dalla presenza del Circo Flaminio sicché le fonti uniscono spesso il termine «in circo», riferendosi ai monumenti che sorgeva¬no in quest'area, mentre gli altri erano «in campo», alludendo ovviamente al Campo Marzio in senso più specifico.


Quest'ultimo, come noto, si intendeva in origi¬ne l'intera ansa del Tevere, dall'altezza della porta Flaminia o del Popolo all'isola Tiberina, lambendo dalla parte opposta la base delle alture del Pincio e del Campidoglio-Quirinale, un tempo unite, prima degli sbancamenti effet¬tuati al tempo di Traiano. Oltre al Circo Flaminio, che dal monte dei Cenci arrivava nei pressi del portico d'Ottavia, quest'area in antico ospitava il tempio di Apollo Sosiano, un altro adiacente, probabilmente dedicato a Bellona, il tempio della Pietas, quello dei Castori ed un altro dedicato a Diana. V'era inoltre il Foro Olitorio coi suoi tre templi affiancati, racchiu¬so un tempo nell'ambito dei rioni Campitelli e Ripa. Famosi i teatri, quello di Marcello so¬prattutto e quello di Balbo con annessa cripta, la cui accertata ubicazione ha consentito di ben inquadrare la topografia antica dell'intero Campo Marzio meridionale, deU'Euripus, am¬pio canale che percorreva più o meno l'attuale corso Vittorio Emanuele II, al Tevere. V'erano inoltre due grandiosi portici, quello di Ottavia e quello di Filippo.
Secondo una dinamica riscontrabile in molte zone, questi monumenti nel corso del medioe¬vo, subirono profonde trasformazioni. Il teatro Marcello divenne abitazione e fortezza degli Orsini e dei Savelli; il monastero di S. Maria si fortificò fra le rovine del teatro Balbo (Castrum Aureum), divenuto in seguito proprietà del monastero di S. Caterina dei Funari. Nota la trasformazione in pescheria del portico di Ottavia. Nell'alto medioevo la zona compare col nome di «Vinea Thedemari», derivante da un proprietario di una vigna, toponimo che venne applicato anche ad una parte del rione Pigna.
Il nome di Sant'Angelo andò progressivamente affermandosi grazie all'importanza della pe-scheria, che si addossava al portico d'Ottavia ed alla chiesetta di S. Angelo che v'era inclusa, donde il toponimo di S. Angelo in Pescheria o S. Angelus in foro piscium. La parte ubicata nei pressi della attuale piazza Argentina era in¬dicata come Calcarara, come tutt'ora ricordato da una piazza.

 

La calcarara, ricordiamo, era il luogo ove si ri- ducevano in calce i marmi e le statue dell'anti¬chità; per la proprietà d'una dama di cui non
sappiamo nulla, era anche ricordata come Balneum Dominae Miccinae. La definitiva delimitazione del rione, eccetto le modifiche apportate negli anni Trenta di que¬sto secolo con la sistemazione della via del Tea¬tro di Marcello, già via del Mare, l'isolamento del teatro stesso e del Campidoglio, si ebbe fra il 1742 e il 1743 al tempo di papa Benedetto xiv. Rammentata dalla toponomastica, anco¬ra in uso, è la presenza delle più svariate attivi-tà: i calcari o fabbricanti di calce presso la via Florida, i fabbri ed i calderari (fabbricanti di pentole e caldarie) presso il teatro Marcello;

quelli di cordami ai Funari; i cardatori di lana presso S. Valentino; merciari, mercanti fonda cali, setaroli, banderari e trinaroli, presso S. Sebastiano all'Olmo, ed ancora berrettari, cap- pellari, profumieri, guantari, conciatori e dro¬ghieri, per non parlare dei mercanti del pesce a cui in sostanza era dedicato il rione. L'istitu¬zione del ghetto accentuò la presenza di attivi¬tà minute, uniche concesse agli ebrei, quali quelle di rigattieri e straccivendoli e prestatori su pegno. Quattro sono le chiese «storiche» del rione arrivate a noi, S. Angelo in Pescheria, S. Caterina de' Funari, S. Ambrogio alla Massi¬ma e S. Stanislao dei Polacchi, a cui dobbiamo aggiungere per le modifiche dei confini fra rio-
ni, S. Maria in Campitelli, S. Nicola in Carce¬re, S. Gregorio della Pietà Divina e S. Rita. Molte altre chiese storiche sono scomparse, la¬sciandoci anche perplessi sull'esattezza della loro ubicazione, così come S. Niccolò degli Or¬sini, che doveva trovarsi nei pressi del teatro Marcello, S. Cecilia, S. Abbaciro, detto «ad elephantum» per distinguerlo dalla sopravvis¬suta S. Passera ed altre. Le modifiche principa¬li sono da individuarsi nelle demolizioni del ghetto pontificio, le cui mura vennero abbattu¬te dai liberali guidati da Ciceruacchio nel 1848 e molte stradette e vicoli, con le «bonifiche» umbertine del 1888.
La costruzione dell'argine sul Tevere alterò l'a¬spetto medievale, con la costruzione agli inizi del secolo della monumentale sinagoga. Nel 1932, vi fu l'accennato isolamento del teatro Marcello e del Campidoglio, comportante la radicale modifica dei rioni prospicenti l'attuale via del Teatro di Marcello. Nel 1938 fu la volta delle Botteghe Oscure che comportò la perdita del Palazzo Senni e la costruzione di discutibili edifici, dal punto di vista estetico, come quelli della vecchia sede della RAI, allora EIAR. Re¬sta esempio quasi unico di abitazione medieva¬le, suggestivamente ricavata fra i ruderi del tea¬tro Marcello, l'abitazione dei Savelli.


 
 
 
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