XV Esquilino - ROMACITTAETERNA

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Roma Medievale > I Rioni

RIONE XV Esquilino
Origine Araldica
Il nome "esquilino" deriva da quello del castra degli equites singulares (cavalieri scelti) poiché sul Celio nei pressi dell'attuale Via Tasso erano le scuderie. L'imperatore Claudio, edificò un nuovo grande complesso denominato Castra nova equitum singularium (Nuova Caserma dei cavalieri scelti)..



L'Esquilino che attualmente include un'area compresa fra il Laterano, S. Maria Maggiore e porta Maggiore comprendeva in antico una vasta zona movimentata dalla presenza delle tre cime del Fagutal ad ovest, del Cispius a nord e dell'Oppius a sud.
Di quest'area verso la metà del secolo vili si cominciò ad abitare la zona che interessava le pendici sud-occidentali, l'area Esquilina e questa, alla metà del vi secolo a.C. insieme alla Palatina, alla Collina e alla Suburana fu definita una delle quattro regioni della Roma ser- viana (Servio Tullio per fortificare il lato ad est, meno protetto, vi avrebbe fatto costruire l'aggere). In età augustea l'intera area non passò nella V regio denominata Esquilae ma parte del Fagutal fu incluso nella in regio e parte del Cispius nella iv. La regio v Esquiliae fu limitata così a nord dalla via Collatina, ad ovest dalla via Tuscolana e dalle mura c. d. serviane e ad est e a sud dalle mura aureliane, dopo la costruzione di queste nel 275 d.C. Era un'area molto abitata, alle pendici, con case popolari e più modeste e con edifici più ricercati e lussuosi nelle zone più alte delle Carinae, del Cispius dove, ad esempio, Pompeo si era fatto costruire la propria abitazione e in quelle dell' Oppius dove era situata la casa di Asinio Pollione, poi portico di Livia e la villa di Mecenate divenuta successivamente proprietà dell'imperatore. Questo non avvenne invece per il campus Esquilinius, zona che, fuori dalla cinta muraria, era fin dall'età protostorica occupata da una vasta necropoli che, scavata negli ultimi anni dell'Ottocento, ha restituito corredi della metà circa dell'vili secolo a.C., ricchi di materiale ceramico e di armi, che attestano l'esistenza di una classe aristocratica e guerriera vicina a quella esistente lungo la costa dell'Etruria e della Campania. Questo sepolcreto, il più vasto di Roma fra quelli conosciuti, rimase in uso fino al II secolo a.C., attraversato da acquedotti, da strade di grande comunicazione e affiancato da impianti di fabbriche artigiane fra le quali si ricordano, in particolare, le bot-teghe dei vasai. L'opera di bonifica di questa vasta area, iniziata sotto Mecenate, terminò in età augustea e consistette nella costruzione di numerose ville di famiglie patrizie e di giardini, che finirono poi per essere incluse fra i possedimenti imperiali.

11 clivus Suburanus percorreva questa regio dalla porta Esquilina alla porta Maggiore e prendeva il nome di via Labicana. Altre due strade la Subagger e la Superagger seguivano il percorso delle mura c. d. serviane. Un altro im asse viario era quello formato dall'an via Merulana che dall'odierna piazza Vit scendeva verso l'ospedale di S. Giovanni in Laterano, seguendo un tracciato quindi di da quello attuale. Fra gli innumerevoli monumenti tuttora pre in questo rione scarsi sono quelli di carat pubblico e religioso. Di essi ricordiamo il tempio di Isis e Serapis, costruito forse nel i secolo a.C. vicino a quello c.d. di Minerva Me di cui fu scavato nel 1887 il deposito voti databile tra il iv e il ili a.C. Questa struttu situata ora in via Giolitti nei pressi della quale fu rinvenuta la bella statua (ora ai Musei vaticani) raffigurante Atena, elmata, con un serpente ai piedi che ha dato il nome al monu doveva appartenere agli Horti Licinia- ni. Da quest'area provengono anche le due grandi statue, ora ai Musei capitolini, raffigu due magistrati nell'atto di dare inizio ai giochi lasciando cadere la mappa tenuta nella mano sollevata. Numerosi resti di edifici anti di età imperiale si trovano soprattutto nel intorno alla chiesa di S. Croce in Gerusa la grande aula che fu impiegata per la costruzione della stessa chiesa, l'anfiteatro ca le terme eleniane, il circo variano e fan tutti parte di un complesso unitario, inizia forse sotto Settimio Severo e ultimato sotto Eliogabalo, il quale viene ricordato frequenta spesso i giardini nell'area detta ad Spem Veterem dove avvenivano corse di carri. Questa zona era così denominata dalla presenza di un tempio dedicato alla Spes e detto vetus per di meglio dall'altro tempio, successivo, che fu innalzato nel foro Olitorio nel 260 a.C. Per volontà di papa Sisto  V  le terme eleniane furono interrate quando venne aperta la via Fe e di esse restano i dodici ambienti paralleli della cisterna e l'iscrizione che ricorda il re fatto fare da Elena all'edificio danneg da un incendio (ora ai Musei vaticani). Ancora visibili in via Carlo Alberto sono i resti delle mura c. d. serviane e la vicina porta Esquilina (arco di Gallieno) orientata con que Oltre la porta abbiamo visto, iniziava il campus Esquilìnus la cui necropoli fu portata alla luce a seguito dei lavori per l'impianto del quartiere umbertino realizzato, dopo il 1870, intorno alla stazione Termini e a piazza Vitto Nei pressi, a largo Leopardi, è Vauditorium di Mecenate e quindi la grande fontana di piaz Vittorio, appartenente ad un più vasto com di età imperiale. Monumentale trasformazione dell'acquedotto al di sopra delle vie Prenestina e Labicana è la porta Maggiore realizzata in travertino dal for bugnato, mentre sul piazzale davanti alla porta sono visibili alcuni monumenti funerari uno dei quali, qui ricostruito, perché ritrovato nelle vicinanze, presenta il fregio di corona ornato da triglifi e metope. Colombari ed ipogei furono rinvenuti anche nelle vicinanze e uno di essi è di particolare in per la sua decorazione che trae spunto dai miti sulle origini di Roma (ora al Museo nazionale romano). È del 1919 il rinvenimento di un singolare monumento, l'ipogeo cosiddet degli Aureli dal nome riportato nel pavimen a mosaico e di notevole interesse per la com decorazione parietale. In età costantiniana l'edificazione della dimo papale (quale sede del vescovo di Roma) in Laterano, avvenuta grazie alle donazioni dello stesso Costantino, segnerà la trasformazione dell'Esquilino da luogo di grandi monumenti pagani a zona ricca di venerate memorie cristiane.

Vi sorsero, infatti, fin dal  IV  secolo le chiese dei Ss. Vito e Modesto, S. Eusebio, S. Bibiana, le perdute S. Matteo e S. Andrea cata Barbara. I saccheggi dei Goti di Vitige e quello di Totila, nonché cinquecento anni dopo l'altro di Roberto il Guiscardo, ridussero l'abitabilità dell'Esquilino poiché ne sottolinearono la scarsa difendibilità e la sua naturale posizione di prima esposizione al nemico. In conseguenza di questo gli abitanti si trasferi nella Roma a valle, quella per esempio del Campo Marzio. Solo i papi, legati alla tradi della sede vescovile, proseguirono l'opera di manutenzione e abbellimento della zona, re ad opere religiose. Ma quando il papato fu costretto all'esilio avignonese l'Esquilino conobbe il più alto livello di decadenza anche se continuavano ad operarvi i due ospedali del Laterano e di S. Antonio Abate. Tornati da Avignone i papi si trasferirono in Vaticano e l'Esquilino ricevette soltanto inter di restauro delle chiese andate in deca e solo con il rinascimento conobbe l'e di opere nuove quali l'apertura della via Gregoriana (oggi via Merulana) e della via Felice (da Trinità dei Monti a S. Croce in Geru Fu Sisto v a dare nuovo impulso al viabilità dell'Esquilino che doveva restare quasi inalterata fino al 1870. Sisto v si impeò a collegare le grandi basiliche di S. Maria Maggiore, S. Lorenzo, S. Maria degli Angeli, S. Giovanni in Laterano, S. Croce in Gerusa e la Scala Santa. Queste vie, utili alla grande rappresentazione della Roma papale, alle processioni e ai cortei pontifici, segnarono il costituirsi di proprietà aristocratiche con la conseguente edificazione di ville da conside- rarsi extra-urbane: Altieri, Astalli, Caserta, Magnani, Gentili, Rondinini, De Vecchi, Sacri e Conti, Giustiniani poi Massimo e Palombara. Nel 1830 veniva costruita villa Wolkonski l'unica giunta quasi integra a noi. Con il Settecento assistiamo alla ristrutturazione delle chiese di S. Croce in Gerusalemme, S. Eu e S. Antonio Abate e un secolo dopo alla costruzione di S. Alfonso de' Liguori. Il Comune di Roma fissava quindi i confini at del rione Esquilino attraversato, nella se metà dell'Ottocento dai binari della sta Termini. Dopo il 1870 la zona veniva af ai progetti inseriti nel piano regolatore del Viviani e il sindaco di allora, Luigi Pianciani, dava il via all'edificazione del rione. Vi sorgevano caseggiati popolari o borghesi, villini con giardino e case di cooperative. Tra gli architetti che parteciparono all'opera zione edilizia si ricordano Pio Piacentini e Gaetano Koch, mentre Ettore Pernic firmava l'acquario romano e Luca Carimini la nuova chiesa di S. Antonio da Padova. L'ultima opera pubblica, di grande utilità che ha interessato anche il rione Esquilino, è stata la costruzione del tratto della metropolitana, in galleria, linea A, che fa le sue fermate a piazza Vittorio, viale Manzoni e S. Giovanni. Simbolo del rione Esquilino è in spaccato: nel primo un albero in campo d'argento e nel secondo i tre monti, ver anch'essi in campo d'argento.

 
 
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