IX Pigna - ROMACITTAETERNA

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Roma Medievale > I Rioni

RIONE IX PIGNA
Origine Araldica
«Mostra questo Rione per Insegna nella Bandiera una Pigna in Campo rosso: si crede che da un Arbore di Pino riconosca l'origine del suo nome».

La tradizione vuole che il toponimo derivi dalla pigna bronzea, oggi nel cortile omonimo in Vaticano, che secondo alcuni era posta, come fontana, nel mezzo dell'Iseo Campense e, secondo altri, come fontana ornamentale delle Terme di Agrippa, dove appunto furi trovata. Però questa pigna si trovava già davanti alla vecchia basilica di S. Pietro nel XII secolo, quando il Rione non aveva ancora assunto il suo nome. Allora il toponimo potrebbe derivare, in alternativa, dalla Vigna di Tedemario, già indicato per S. Eustachio, possedimento che si estendeva in parte anche nella Pinea; in pratica il termine Vigna si sarebbe corrotto in Pigna. E' un altro Rione essenzialmente monumentale e fa si che, fra il Pantheon e il Gesù, la Minerva e S. Ignazio, le case private appaiano quasi schiacciate dalle immense moli innalzate in tempi antichi e le strade assumano l'aspetto caratteristico di fore o gole montane.



Si tratta del rione di Roma più monumentale, in assoluto.
Fra il Pantheon e la chiesa del Gesù, tra quella di S. Maria sopra Minerva e quella di S. Ignazio, il rione Pigna raccoglie infatti una pletora di palazzi nobiliari e di chiese e monumenti insigni, tra i quali le abitazioni comuni, spesso anche queste di notevole interesse architettonico, appaiono come schiacciate. Le strade del rione assumono un aspetto di cunicolo e di forra, e a percorrerle si ha talvolta la sensazione di essere in mezzo a gole montane anguste e tortuose, con argini paurosamente a perpendicolo.
Anche altri rioni di Roma presentano talvolta queste caratteristiche, ma nel rione Pigna ciò è, si può dire, continuo e ostinato attraverso quasi tutta la sua estensione, e anche ove s'aprono spiazzi, questi sono affollati e particolarmente esigui, data la massa di travertino e di pietra che incombe.
Non si tratta di un rione vasto, ma per la particolarità dei suoi monumenti e numero di essi, converrà affrontarlo almeno attraverso tre itinerari.


È davvero singolare, e dunque perlomeno da citare come curiosità, che tra i ventidue rioni romani, il solo rione Pigna presenta come toponimo un oggetto così umile e botanico, in luogo dei riferimenti ambientali utilizzati invece dagli altri rioni.
Singolare in quanto la pigna, un frutto così caratteristico lungo il litorale laziale, ma anche nei quartieri Ludovisi e Pinciano, nel rione Pigna non è affatto presente come arborescenza.
Singolare inoltre per l'evidente stridore di questo toponimo, umile e anacronistico, in un rione, come s'è appena detto, gonfio invece di monumentalità.
Il fatto è che "pigna", nel caso del nostro rione, non si riferisce affatto al frutto delle conifere, ma invece a una parte monumentale del gigante Nembrotte pervenutaci dall'antica Roma, e citata anche da Dante nella sua "Divina Commedia":
La faccia sua mi parea lunga e grossa come la pina di San Pietro a Roma.
Il personaggio mitico di cui parla Dante è stato conficcato nel più profondo e gelido pozzo dell'Inferno, mentre la "pina" di cui parla il poeta sarebbe stata trovata in un imprecisato edificio situato nel cuore dell'antica Roma, sicuramente posto nella cerchia geografica del nostro rione, che, come vedremo, raccoglie numerosissime vestigia e testimonianze della Roma imperiale e repubblicana. In un'epoca incerta poi, naturalmente prima che Dante visitasse Roma, la "pina" fu trasportata a piazza S. Pietro, a decorare l'antica basilica.
I lavori de "la fabbrica di S. Pietro" hanno successivamente fatto scempio delle molte meraviglie presenti nel luogo, ma la pigna di Nembrotte invece è sopravvissuta, e recuperata insperabilmente oggi fa bella mostra di sé nel nicchione del Belvedere, che si trova a destra entrando nella Città del Vaticano, nel cortile omonimo.
Naturalmente il toponimo del nostro rione viene spiegato anche in modi diversi, e lo stesso Gregorovius si rifiuta di accettare la spiegazione appena riportata, che è poi la più comune; ma non pare il caso di addentrarsi in una disquisizione sull'argomento, data la praticità della presente trattazione. Contentiamoci di sapere che nel secolo XIII il rione Pigna già figurava al nono posto tra i rioni di Roma con il nome di "Pinae et Sancii Marci", mentre nel secolo seguente prevalse il solo nome di Pigna, in omaggio appunto alla colossale pigna di bronzo oggi in Vaticano. Altra accreditata origine del toponimo è quella che vuole la zona a tutto il medioevo indicata come "regione della vigna", poi corrottosi in "pigna". Nell'antichità questa zona era contrassegnata come VII regione augustea, e il fatto è abbastanza noto in considerazione degli studi e degli scavi documentati nella "Forma Urbis Marmorea".

Via del Caravita e via del Seminario, che deliil rione dal lato nord, indicavano l'andell'Acqua Vergine, che percorrendo l'attuale via del Corso raggiungeva iSaepta, per alimentare le terme di Agrippa. ISaeptaerano una superficie rettangolare atda portici, compresa tra via del Semivia della Minerva e via de' Cestari. In quest'area nel periodo repubblicano si riunivai comizi che provvedevano all'elezione delle più alte cariche pubbliche. A sinistra deiSaepta,che poi divennero una semplice piazza, erano il Pantheon, la basilica di Nettuno e le terme di Agrippa; queste aveva il loro centro in via dell'Arco della CiambelIl tempio di Iside e Serapide, dal quale prola famosa pigna bronzea che ha dato il nome all'intero rione, si trovava invece nei pressi dell'attuale via del Gesù.

Si accedeva al tempio attraversando un arco gialto oltre venti metri e largo più di undici. Un arco più piccolo, che nel rinasciera detto «Arco di Camigliano», segnainvece l'uscita del santuario, dove l'attuale via Pie' di Marmo sbocca in piazza del ColleRomano.
La via Pie' di Marmo del resto è sempre stata ricchissima di reperti antichi, corrispondendo all'area interna del tempio intitolato ad Iside, e provengono da quest'area le numerose statue d'importazione egizia e di fabbricazione romasu ispirazione di quella religione, oggi sparper Roma.
Per soddisfare la curiosità dei lettori, ma anche a scopo dimostrativo di cosa fosse nell'antichià la zona che andiamo trattando, riportiamo in succinto gli oggetti provenienti dal luogo: ben cinque obelischi. Quello di S. Macuto, proveniente da Heliopolis, oggi sulla fontana che si trova sulla piazza del Pantheon; quello di Dogali, oggi in via delle terme di Diocleziaquello del faraone Apies, che si trova in piazza della Minerva; quello del giardino di i s. Boboli, a Firenze, che si trovava a villa Medici, e il maggiore di tutti, infine, quello di Domialto oltre 16 metri, che dal 1651 è stato trasportato in piazza Navona dal circo Massidov'è stato rinvenuto. Provenienti dagli scavi di via di Pie' Marmo soanche talune statue di sacerdoti egizi, oggi al museo Capitolino e la statua del Babbuino, popolarescamente detto il Cacco, da macaco, oggi ai musei Vaticani, che ha dato il nome alla strada e alla chiesa di S. Stefano, dette appunto del Cacco.
   Provengono dalla zona anche le sfingi deVati    già nella piazza di S. Bernardo, e quelle 4 poste alla base della scalinata capitolina. Ledue statue colossali del Nilo e del Tevere, sono invece rispettivamente al museo Vaticano e a Parigi. Quest'ultima fu sistemata al museo del Louvre dopo la rivoluzione francese. Ma in loco, a consolazione rionale, restano in bella mostra di sé, celebri quanto inusitati resempre di provenienza isidea: il colossale piede di marmo e la statuetta di un felino, semin marmo, che hanno dato il nome rispettialla via Pie' di Marmo e a via della Gatta, e un busto di statua attribuita alla divià di Iside in persona, noto con il nome e atstravolti di «Madama Lucrezia». Il santuario dedicato ad Iside, sul quale ci soffermiamo per l'eccezionalità dei reperti, quanper la particolarità del culto, in auge al temdel Triunvirato, fu eretto con tutta probabià attorno al 43 a.C. Un culto, quello isideo, che subì anche delle persecuzioni sotto Augu-sto e Tiberio, ma che poi venne ricostituito, e il tempio consacrato di nuovo sotto Caligola. Nell'80 d.C. l'Iseo fu rifatto con grandissimo sfarzo ad opera di Domiziano e quindi ancora mantenuto nel massimo del suo splendore sotAlessandro Severo.
Ma il rione Pigna si può dire che tiene la palper quanto si riferisce al numero e all'imdei reperti romani, e dal momento :he la storia di un rione non può restare didai suoi monumenti anche più remoti, anto più quando questi siano ancora presenti n traccia evidente e nei loro toponimi, conviene ricordare che la chiesa generalizia dei domenicani, S. Maria sopra Minerva, che si trova tra ia de' Cestari, via di S. Caterina e via del Panha preso nome dal tempietto a forma ircolare dedicato alla Minerva Calcidica, eret- i da Domiziano attorno all'80 d.C. I tempio si trovava nello spazio che racchiudeanche i templi di Vespasiano e Tito divinize che comprendeva una vasta area oggi intra la piazza del Collegio Romano, l'attuale chiesa di S. Ignazio e il palazzo Altie
Nella parte del rione che si stende verso sud si trovava anticamente la notevole estensione delSacra, oggi individuabile in parte e a cieaperto nella piazza Argentina, mentre in via delle Botteghe Oscure era il grande portico «Minucia frumentaria»,nonché la «Villa Publica».
Il rione Pigna ha avuto storia articolata anche nel medioevo, e sarà il caso di ricordare che atalla già citata Area Sacra visibile in piazza Argentina, dopo l'anno Mille fu allestito il «Calcarario», sorta di fucina permanente per ridurre in calce e materiale per le nuove costruzioni, i frammenti e non solo questi, dei marmi antichi; si calcola che nelle sue impietose bocche sempre attive per l'eterna ingordigia edifiromana, siano spariti praticamente tuti monumenti sopra citati e moltissimi altri scomparsi senza lasciare alcuna traccia di sé, un tempo vanto di Roma. Il «Calcarario» ha dato nome ad almeno tre chiese, probabilmente erette avvalendosi della calce tratta dai reperti antichi: S. Lorenzo, S. Nicola e S. Lucia, dette appunto «in Calcarario».

Sempre nel medioevo erano comprese nel rione Pigna la contrada denominata «Thede- mari», poi riferibile ai palazzi nobiliari della famiglia Cesarini; quella cosiddetta«Pallaci- nae»,che si trovava all'incirca dove attualmensi trovano le chiese di S. Marco e di S. Anmentre la contrada detta di «Camiglia- no» si stendeva dove oggi si trova la piazza del Collegio Romano, e dove al tempo dell'impero si apriva il santuario dedicato ad Iside. Nel rinascimento il rione Pigna, come del resto anche gli altri rioni limitrofi, fu oggetto di valavori di ristrutturazione. Nel 1535 viene aperta la via Capitolina «fino alli Maddaleni», l'attuale via del Gesù, e si raal suolo il vecchio palazzo della famiglia Cenci, che si trovava sulla piazza degli Altieri. Nel 1538 viene aperta l'attuale via del Plebiscimentre per l'erigenda chiesa generalizia dei
gesuiti vengono demolite non poche casupole di origine medioevale, mentre la piazza Altieri viene commutata in piazza del Gesù a celebrazione del nuovo tempio che vi si specchia ancooggi.


Intanto venivano pavimentate coi «sampietri» (blocchetti di basalto squadrati ad opera d'arte e alloggiati avvalendosi di sabbia e pozzolana, a imitazione del vecchio basolato conromano) la via dell'Ara Coeli, la via Pie', di Marmo e il vicolo dei Cesarmi, che nel 1851 fu allargato per divenire il corso Vittorio Email.
Questo periodo storico vede la scomparsa di chiesette più o meno insigni come S. Maria delStrada, S. Andrea in Pallacina, S. Salvatore in Calcarario e S. Salvatore Camilliano, noné alcune case dalle singolari facciate dipinte; tra le quali citiamo quella con sopra rappresenil Nilo, situata in via Pie' di Marmo; un'alaffrescata dal Peruzzi, il Martinelli ce la descrive così: «e nel fregio di quella mise tutti i cardinali romani che allora vivevano, ritratti del naturale, e nelle facciate figurò l'historie di Cesare quando gli sono presentati i tributi di tutto il mondo, e sopra vi si dipinse i dodici imi quali posano sopra certe mensole e scortano le vedute al di sotto in sù, e sono con grandissima arte lavorati». Il rione Pigna oggi si presenta assai modificato per gl'ingenti lavori effettuati anche nell'Ottoquali l'allargamento del corso Vittorio Emanuele II; la creazione della piazza Grazioli e per le demolizioni avvenute subito dopo la prima guerra mondiale nell'Area Sacra situata in piazza Argentina; sono stati inoltre demoliti con la chiesa di S. Nicola de'Cesarini, il palazCesarini e quello Baccelli, mentre l'allarga-
mento di via delle Botteghe Oscure ha reso fala somparsa del palazzo Ginnasi e della chiesa omonima ad esso adiacente. In definitiva nel rione che andiamo trattando, salvo che nella zona situata attorno a S. Stefadel Cacco, è quasi impossibile reperire l'aspetto medioevale e rinascimentale, non si dice quello della romanità, i suoi monumenti staoramai su piazze e vie ridisegnate dalle esigenze della Controriforma e da quelle piemontesi.
Il rione Pigna ha una superficie di mq 206.345 e gli attuali confini sono piazza Venezia, piaze via di S. Marco, via delle Botteghe Oscure, via Florida, largo Arenula, via e largo di Torre Argentina, piazza S. Chiara, via e piazza della Rotonda, via del Seminario, piazza di S. Ignavia del Caravita, via del Corso. Lo stemma del rione è rappresentato da una pigna d'oro in campo rosso.

 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu